Il male più terrificante della Calabria: l’OMERTÀ

21:17 Silvia Sgambellone 0 Comments


Questa è la storia di una ragazzina di 13 anni, la cui sfortuna è stata principalmente quella di essere nata in un paese della Calabria, e adesso vi spiego il perché.
Chi mi segue sa quanto io ami le mie origini e quante parole d’amore io dedichi di continuo alla mia terra, ma le mie parole sono sempre accompagnate dalla rabbia, dalla malinconia e dalla consapevolezza che mai niente potrà cambiare. Nonostante la bellezza dei posti in cui sono nata, nonostante i panorami unici e la gente che ti entra nel cuore, sempre più persone decidono di andar via e di costruire la propria vita da un’altra parte. Ed episodi come quelli accaduti a Melito Porto Salvo non fanno altro che aggiungere una voce in più alla lunga lista di motivi che spingono la gente a lasciare la Calabria.
C’è un velo che contribuisce a rendere sempre poco chiaro ciò che accade in questa regione, e quel velo si chiama OMERTÀ.
Cos’è l’omertà? È il silenzio su mancanze, colpe altrui per salvaguardare propri interessi, per timore di conseguenze negative ecc. | forma di solidarietà propria della malavita, per cui si mantiene il silenzio su un delitto o sulle sue circostanze in modo da ostacolare la ricerca e la punizione del colpevole.”
Qualche giorno fa è stata data la notizia che a Melito Porto Salvo sono stati arrestati circa sette ragazzi colpevoli di aver abusato di una ragazzina per due anni. Quando il tutto iniziò, nell’estate 2013, lei aveva appena 13 anni. Ci sono voluti ben due anni perché la storia saltasse fuori e tre anni per giungere all’arresto del branco. Uso la parola branco perché di branco si tratta e definirli ragazzi o addirittura uomini è piuttosto difficile.
Gli articoli sull’accaduto sono tanti, e circolano in abbondanza sui social, quindi vi risparmierò i dettagli della vicenda, trattata ampiamente da testate come La RepubblicaNel Reggino violenza sessuale di gruppo su ragazzina, fra arrestati figlio boss, o Il Fatto Quotidiano, ‘Ndrangheta, il branco e il figlio del boss violentano 13enne. “Tutti sapevano, ma per due anni hanno taciuto”.
Una storia che ha dell’assurdo, una ragazzina che crede di aver trovato qualcuno in grado di amarla in un periodo di particolare fragilità, finché quel qualcuno si trasforma in un orco che la dà in pasto ai suoi amici. Nei vari articoli si parla di sette, nove o addirittura dieci a fare parte di quel gruppo.
Immaginate ora che in un qualunque paese del nord, una ragazzina di 13 anni, almeno due volte a settimana per due anni venga attesa fuori da scuola da alcuni ragazzi che la fanno salire in macchina. Immaginate che questa ragazzina per due anni venga sottoposta a violenze sessuali di gruppo, immaginate come in due anni l’aspetto e la psiche di un’adolescente costretta a tutto ciò possa cambiare. E ora riuscite ad immaginare che nessuno si è mai accorto di nulla? Riuscite a credere che non un insegnate, non un amico di famiglia, non un compagno di scuola si sia mai accorto di niente in due lunghi anni? Eppure è così, a Melito Porto Salvo tutti erano all’oscuro di tutto.
Sapete quanti abitanti ha Melito Porto Salvo? 14 mila. E sapete in quanti si sono presentati alla fiaccolata di solidarietà per dimostrare la propria vicinanza a quella ragazzina ormai sedicenne che ha vissuto l’inferno per due lunghi anni? Appena 400.
Vedete, è questo che mi spaventa della mia Calabria, non è la ‘ndrangheta, non è la malavita, non è la disoccupazione, ma questo, l’idea che basti fare il nome di un boss per farci rinchiudere tra le nostre mura domestiche, per farci abbassare la testa o dire frasi del tipo “Se l’è cercata” “Non doveva mettersi in questa situazione” “Sapevamo che era una ragazza un po’ movimentata” “Sono vicina alle famiglie dei figli maschi. Per come si vestono, certe ragazze se le vanno a cercare”. Non mi dilungo riportando anche le dichiarazioni dei parroci del paese perché il tutto supererebbe di gran lunga l’assurdo.
Spiegatemi una cosa, a 13 anni, in piena adolescenza mentre i propri genitori si stanno separando e il mondo attorno a noi sembra crollare, ditemi come si fa a quell’età a cercarsi una cosa del genere? Non voglio nemmeno pensare alle minacce ricevute dalla ragazza per far sì che rimanesse in silenzio per due lunghi anni.
Provate a dare un nome a quella ragazzina per poterle dare un volto nella vostra mente e per vedere come, dopo due lunghi anni si sia dovuta salvare da sola. Le sue paure e il suo tormento sono state ritrovate in un tema scolastico e solo dopo aver letto quelle parole, il padre è riuscito a parlare e a denunciare, l’orrore che aveva vissuto la figlia.
Lei è viva, è riuscita a salvarsi da sola, grazie a se stessa e a nessun altro. In 400 alla fiaccolata, in 13.600 a condannarla. Sì, perché ad abusare di lei non è stato solo il “branco”, ma tutte le persone che sapevano e non hanno parlato, l’omertà rende tutti complici dell’orrore.
È questo che mi spaventa della mia Calabria, quella gente brava a puntare il dito contro lo Stato perché al Sud è assente, perché non abbiamo i treni, non abbiamo gli ospedali, non abbiamo le strade, ma basta un nome per farci voltare le spalle ad una ragazzina di 13 anni vittima di violenze. Come pretendiamo che le cose cambino se non ci rendiamo conto che lo Stato siamo noi? Siamo sempre noi che decidiamo quale atto di civiltà o inciviltà praticare, siamo noi che decidiamo se denunciare o rimanere in silenzio, siamo noi che decidiamo chi è la vittima e chi il carnefice. È vero, in molti posti della Calabria lo Stato è assente, ma semplicemente perché siamo noi i primi ad esserci schierati contro di esso.

Amo la mia terra e sempre l’amerò, ma è in casi come questo che mi rendo conto con tristezza che nulla mai potrà cambiare fin quando sarà popolata non da uomini, ma da sudditi cresciuti nell’omertà e incapaci di reagire persino di fronte ad un atto così terrificante.

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