Una pirouette per imparare ad amare se stessi

13:22 Silvia Sgambellone 0 Comments

Vi diró la verità e cioè che per qualche giorno sono andata completamente in stand-by. Sarà stato l’arrivo dell’autunno, il cielo grigio con l’umidità che ricomincia a penetrare nello stomaco, insomma non lo so, so che mi sono ritrovata a chiedermi cosa avrei potuto raccontarvi, con quali parole avrei potuto intrattenervi, considerando che al momento non sono capace d’intrattenere nemmeno me stessa e ancora adesso mentre le mie dita battono sulla tastiera non so cosa andrò a scrivere. Penso… e penso… e mi ricordo che nei momenti in cui non avevo nulla da fare m’intrattenevo con la scrittura. Eh già, faccio parte della generazione del Mio caro diario. Ma oltre quello, oltre a scrivere il mio diario d’adolescente c’era una cosa che mi differenziava e cioè quando avevo qualcosa da dire, un disagio da esprimere che a parole non veniva fuori, lo facevo con una lettera. Poveri i miei genitori che si sono ritrovati a dover leggere lettere chilometriche per capire il mio essere adolescente e povero il mio ragazzo che a volte si ritrova a dover leggere sui post-it quello che penso in un determinato momento. Ma tra tutte le lettere scritte sui tovagliolini dei bar o sulla carta da lettere coi Diddl (ve li ricordate?)c’è una che mi è rimasta particolarmente impressa, scritta ai miei genitori e legata ad un periodo particolare delle mia vita. Non so come io sia arrivata a parlarvi di questo, ma visto che ormai sono qui vi parlerò un po’ di me, ma no un “me” generale, perché capisco benissimo che potrebbe fregarvene men che meno, ma di qualcosa che potrebbe aiutare o perlomeno far sentire meno sole le ragazze e le donne che si ritrovano ad affrontare un periodo simile a quello che ho affrontato io.
Durante la mia adolescenza c’era qualcos’altro oltre la scrittura che mi aiutava a sentirmi meno inadeguata ed era la danza. Naturalmente dieci anni fa non scrivevo con la stessa consapevolezza e con la stessa assiduità con cui lo faccio oggi(escludendo il diario segreto ovviamente), quindi avevo bisogno di qualcos’altro che mi permettesse di sentirmi “più me stessa” in un periodo della vita in cui si sa, ci si sente fuori luogo in ogni situazione. La  danza come la scrittura mi aiutava ad essere realmente chi ero, non è un concetto facile da spiegare, ma posso dirvi che in quei tre o quattro minuti di coreografie mi sentivo libera così come mi sento libera mentre le mie dita corrono veloci sui tasti e le frasi si accavallano nelle mia mente. Ballare e scrivere mi aiutavano a dire al mondo “Io sono questa”. Ma è risaputo che la danza è libertà, passione, ma soprattutto sacrificio e dedizione. Di passione ne avevo così tanta che in un anno ero riuscita ad avanzare di livello al punto che la mia insegnante mi propose di prendere parte ad un concorso a Torino insieme a tutte le altre allieve del mio corso. A quel concorso non ci andai mai. Il mio corpo, ma ancor di più la mia mente non erano pronti a tutto quello. Anche lì cominciai a sentirmi fuori posto, le mie compagne mi sembravano più belle, ma soprattutto più magre di me. Il mio seno, nella mia testa da stupida sedicenne, era troppo grosso per stare dentro quel grazioso tutù, i miei fianchi troppo larghi per essere agitati davanti a tutti sulle note di Shakira. Insomma IO non andavo bene e questo mi portava a chiudermi sempre più in me  stessa e ad essere più timida del dovuto. Con le mie compagne riuscivo a malapena a scambiare un “ciao” e di rivolgere la parola ai ballerini non se ne parlava nemmeno. Insomma, pian piano decisi che il mio corpo doveva cambiare. Iniziai a contare le calorie di ogni cibo che ingerivo, bevevo litri d’acqua prima di ogni pasto, mangiare una pizza il sabato sera con gli amici significava digiunare a pranzo e le rimpatriate coi parenti erano diventate una sofferenza. Se mangiavo più del mio standard quotidiano stavo male e iniziavo ad inveire contro i miei genitori che mi obbligavano a mangiare.
Sono sicura che di queste storie ne avete sentite tante purtroppo e molte di voi le hanno vissute sulla propria pelle. Beh, è un argomento molto delicato ed è difficile trovare le parole giuste persino per me. Quindi ci tengo a precisare che sto semplicemente raccontando la mia esperienza niente di più. Quello che so è che non c’è lotta peggiore della lotta contro se stessi e la mia stava diventando molto pericolosa. Non dimagrivo eccessivamente perché evidentemente la mia costituzione me lo vietava o in un certo modo riuscivo a bloccarmi prima di cadere giù dal precipizio. È così che rivedo quegli anni, vedo me stessa fare piroette sull’orlo di uno strapiombo chiamato “anoressia” e sempre volteggiando ritornare dove il terreno è pianeggiante e sicuro.
È proprio così, mi sono salvata in extremis anche se per due lunghi anni il mio corpo ha fatto i capricci privandomi di quell’adorabile periodo mensile che caratterizza tutte le donne. Vi assicuro che sono stati due anni interminabili. I danni che una scarsa alimentazione può arrecare al nostro corpo li conosciamo tutti quindi non starò qui ad elencarveli e non so nemmeno dove voglio andare a parare raccontandovi tutto ciò, so solo che nonostante la mia giovane età e per svariate coincidenze ho avuto modo d’incontrare e di parlare con diverse persone che hanno sofferto di disturbi alimentari, persone in cui ho rivisto me stessa e che ho cercato nel mio piccolo di aiutare perché per me era come un riscatto, un modo per rivedere com’ero e per far sì che aiutando loro potessi aiutare anche la vecchia me.
Ovviamente tutto ciò, ossia il mio vivere il cibo come un mostro che non faceva altro che torturarmi, non era dovuto alla danza, ma ad un mio disagio interiore che non essendo riuscita a superare mi ha portato a doverla abbandonare nonostante l’amassi davvero tanto. Tutt’ora quando mi si parla di questa fantastica disciplina abbasso gli occhi e faccio finta di non averla mai praticata perché mi vergogno di non essere stata abbastanza forte da lottare per essa. La cosa strana di tutto ciò è che ero bravissima a non far trasparire nulla, con le mie amiche riuscivo a nascondere tutto al punto che probabilmente alcuni dettagli li stanno scoprendo solo ora e inizialmente fu così anche con i miei genitori . Non so precisamente come o cosa mi ha convinto a non buttarmi in quel burrone, ma un’idea me la sono fatta. Due parole lampeggiavano nella mia mente di continuo:GENITORI e FIGLI. Due parole a cui tenevo molto. Da un parte c’erano i miei genitori e tutti i sensi di colpa che provavo nel vederli in pena per me e dall’altra la mia ginecologa che accentuando un po’ il tutto tirò fuori una mezza  bugia e mi disse che se non fossi tornata in me avrei rischiato di non poter avere figli in futuro. Tutto questo unito alla mia stanchezza mentale e fisica mi aiutò a ritornare ad essere me stessa e a raggiungere un mio equilibrio. Equilibrio che naturalmente a volte si rischia di perdere, ma a mio parere l’importante è continuare a camminare, seppur da equilibrista, ma comunque continuare.
Arrivare ad amare se stesse non è facile e non posso dire di esserci riuscita, ma so di non essere l’unica a sentirmi così, lo so perché lo vedo negli occhi delle ragazze che incrocio per strada.Quell’insicurezza che vi impedisce di parlare e dire la vostra la conosco bene, così come conosco il trauma del bikini a inizio estate e l’impressione di sentirsi osservate quando azzardate un cambio di look o una semplice minigonna. Ma c’è un lato positivo in tutto ciò perché nel momento in cui vi rialzerete, nel momento in cui capirete che voi e il vostro essere serene è più importante di tutto il mondo che vi circonda, nel momento in cui riuscirete ad assaporare ogni attimo di quella abbuffata con gli amici senza sentire il peso dell’alone nero sulla vostra coscienza, nel momento in cui la vostra mente riuscirà a liberarsi dai fili di burattinaio che la intrappolavano, capirete che tutto il resto non conta, che se agli altri non piace il vostro fondoschiena, la vostra cellulite, il vostro modo di ragionare o persino il vostro modo di vestire non è più un problema che vi riguarda perché chi vi ama vi ama per quello che siete e non proverà a cambiare una sola virgola di voi.Certo non è facile raggiungere l’obiettivo di amarsi e si può intraprendere il cammino verso questo obiettivo solo quando inizieremo a chiederci: Che senso ha tutto ciò? Davvero voglio passare la mia vita privandomi delle piccole gioie che la vita stessa quotidianamente mi offre? Davvero tutto ciò mi aiuterà a stare meglio? La risposta è no, vi aiuterà a stare solo peggio giorno dopo giorno fin quando guardandovi allo specchio non vi riconoscerete più e dovrete decidere se continuare a vivere nel corpo e nella mente di un’estranea o se intraprendere il cammino che vi riporterà verso quel palazzo pieno di vita con il vostro nome inciso sopra e proprio lì guardandovi allo specchio azzarderete un sorriso e vi scriverete in fronte QUESTA SONO IO.
P.S. Ho riflettuto a lungo se portare alla luce del sole queste parole perché capirete che non è facile mettersi a nudo e sbandierare a tutti le proprie debolezze quindi vi prego abbiatene molta cura

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