Adolescenza e droga: giocarsi la vita per un posto in prima fila

11:20 Silvia Sgambellone 0 Comments


Vi lascio al mio ultimo pezzo pubblicato su Gushmag nella mia rubrica Chiacchiere in silenzio. Lo trovate anche qui


Da una parte ragazzi e ragazze che affrontano, a mio parere, il periodo più difficile della vita ossia l’adolescenza; dall’altra le sostanze più pericolose al mondo: le droghe.Comprendo che il connubio adolescenti e droga è un argomento molto delicato e  difficile da trattare ma, soprattutto in seguito alle recenti e drammatiche vicende riportate dalla cronaca, non potevo rimanere totalmente indifferente non scrivendo nulla a proposito.

Inizio col dirvi che quest’anno, grazie ad una breve esperienza come insegnante, ho avuto modo di stare un po’ più a contatto con gli adolescenti di oggi. Quello che salta all’ occhio a primo impatto è che la maggior parte degli adolescenti a quindici anni sono ben sviluppati fisicamente e pertanto guardandosi allo specchio si vedono già uomini o donne. I ragazzi iniziano ad andare in palestra per gonfiarsi i muscoli e le ragazze credono di sapere a quindici anni quello che vogliono dalla vita, cosa che io non so tutt’ora a quasi ventisei anni. 

Insomma è tutto accelerato, questa società ci costringe a correre, ci costringe a lottare per poterci guadagnare una poltrona in prima fila e nel mondo degli adolescenti questa lotta avviene sui social network.

Premetto che rimango spesso stupita dal fatto che una ragazzina, già ad undici anni, possa essere presente su tutti i social network esistenti. Sarò antiquata? Non lo so. Forse ragiono così semplicemente perché non ho ancora una figlia o un figlio che mi diano filo da torcere. Ma in ogni caso l’idea che, al giorno d’oggi, i ragazzini siano liberi di scattarsi milioni di foto e postarle tranquillamente sui social mi fa un po’ paura.

A mio parere, tutto ciò li rende estremamente vulnerabili ed esposti ad ogni tipo di pericolo.

I social sono diventati un mondo a sé, un mondo in cui gli adolescenti non solo sono in continua competizione per accumulare il maggior numero di “mi piace”, (sappiamo benissimo quanto sanno essere competitivi i ragazzini, ma soprattutto le ragazzine a quell’età) ma è anche un mondo in cui si confrontano con ogni tipo d’argomento, magari anche con questioni troppo grandi per loro, problemi che forse,  andrebbero affrontati più in là nel tempo. 

Ecco perché oggi è tutto più veloce, ecco perché le quindicenni di oggi si presentano come io e le mie coetanee eravamo a circa vent’anni.

Credo che tutto ciò accada a causa di un cambiamento radicale nel più importante pilastro della società, cioè la famiglia. Se c’è una cosa che ho notato in quest’anno da insegnate è che purtroppo i ragazzini sono poco ascoltati. La società c’impone ritmi assurdi obbligandoci a dedicare molto più tempo alle cose materiali: il lavoro, la spesa, il corso di chitarra per i bimbi, la palestra e il corso di yoga.

Insomma durante il giorno siamo così impegnati a curare ogni aspetto materiale della nostra vita che ci si ritrova a sera completamente esausti e poco propensi ad ascoltare gli altri. Ed ecco che poi gli adolescenti non vedono l’ora di terminare la loro cena, allietata solo dal sottofondo della tv, per trascorrere più tempo possibile attaccati al loro smartphone o alla loro playstation.

A questo punto, visto che mi sto dilungando parecchio, vi starete chiedendo cos’ha a che fare tutto ciò con la droga.

Beh la droga, così come i social network, entra a far parte della vita dei giovani fin troppo presto, quando un ragazzino è ancora troppo inconsapevole dei rischi che corre postando le proprie foto sui social. Certo, postare una foto non equivale a perdere la vita, mentre assumere droghe spesso porta proprio a quello. Per cosa poi? Perché, come affermano loro, “vogliono sballarsi”, vogliono poter raccontare il giorno dopo, all’ amico che tanto invidiano, che erano “totalmente fatti” senza pensare che probabilmente al giorno dopo non ci arriveranno nemmeno.

Chi possiede la responsabilità di tutto ciò? Nessuno, è questa la vera tragedia.

Nessuno potrà dire di essere fino in fondo responsabile di quella morte. E con la parola “responsabilità” non mi riferisco alla “responsabilità materiale” perché certo, spesso lo spacciatore di quelle sostanze letali viene scovato. Mi riferisco invece, alla “responsabilità morale”, alla responsabilità di questo mondo che cambia troppo velocemente, che ci soffoca, alla responsabilità di questi bambini (perché un sedicenne è pur sempre il bambino di qualcuno, un bambino che ha ancora bisogno dell’abbraccio di mamma e papà) che a sedici anni conducono la vita degli adulti, che vanno in vacanza con le fidanzate, che fanno le nottate in discoteca, che fumano e bevono come i loro padri facevano a trent’anni.

Non sono una bigotta e non colpevolizzo i genitori di questi ragazzini perché, in fondo, tutto questo ci viene imposto dalla società e spesso sia i genitori che i ragazzi si trovano probabilmente a pensare che, se lo fanno tutti, se tutti usano Facebook, se tutti vanno in discoteca e bevono un po’, forse non c’è niente di male, forse non c’è niente di estremamente pericoloso in tutto ciò.

Non voglio esprimere giudizi perché, come ho detto all’inizio, è un argomento troppo delicato, tantomeno voglio fare la moralista fingendo che un giorno mio figlio non potrà trovarsi di fronte a questi stessi pericoli, ma voglio comunque lasciarvi con qualche quesito.

Davvero crediamo che un sedicenne possa agire consapevolmente pesando ogni azione che compie? 

E che sia abbastanza maturo da fumare e bere responsabilmente o da riuscire a stare lontano dalle droghe senza problemi o da lasciar perdere le cattive compagnie? 

Davvero crediamo che un sedicenne sia talmente poco vulnerabile da poter affrontare indisturbato questo mondo e uscendone completamente illeso? 



Credo che ognuno di noi possegga la risposta in fondo al cuore, ma prima di cercarla vi suggerisco di ricordare sempre che quel sedicenne spavaldo con la sigaretta nella mano destra e la birra in quella sinistra è lo stesso che piange in camera sua dopo la ramanzina di mamma e papà e che aspetta con ansia un loro abbraccio per poter fare pace,è quel sedicenne che necessita ancora di essere guidato e a cui bisogna spesso ripetere cos’è giusto e cos’è sbagliato perché a quell’età tutto è un po’ distorto:

l’amore viene scambiato per odio, la convenienza per amicizia e il pericolo per divertimento.

Ma soprattutto a quel sedicenne bisogna ripetere spesso che qualunque disagio egli stia provando non è e non sarà mai solo. Pertanto, credere che quei sedicenni che muoiono per “sballarsi” siano stupidi e irresponsabili, lo trovo assolutamente ingiusto poiché nessuno di noi possedeva il senso della responsabilità a sedici anni e trovo anche ingiusto colpevolizzare i genitori di questi ragazzi perché esprimere giudizi sul loro ruolo di genitore non servirà certo a ridargli i loro figli.


In fondo, quei sedicenni volevano solo conquistarsi una poltrona in prima fila perché ancora incapaci di comprendere che spesso il panorama è molto più bello da lontano piuttosto che seduti in prima fila su una poltrona troppo grande per loro.

A tutti gli adolescenti morti a causa della droga posso solo dire: "Riposate in pace piccoli Angeli".

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