Sono un uomo anch'io

10:47 Silvia Sgambellone 0 Comments


Era fermo, a bordo strada con la sua bicicletta arrangiata, gli occhi vitrei, persi nel vuoto e traboccanti di tristezza. Ci avvicinammo e notammo che l’asfalto era puntellato da goccioline di sangue, il mio sguardo tornò su di lui. Teneva la bocca semiaperta per evitare di mandare giù il sangue che probabilmente veniva fuori da un taglio all’interno del labbro inferiore. Accanto a lui un suo amico che tentava, con un italiano sgrammaticato ma con grande enfasi, di raccontarci l’accaduto.
Erano stranieri entrambi e il racconto lasciava intendere che qualcuno a bordo di una macchina aveva appositamente mandato fuori strada l’uomo che, probabilmente, tornava verso casa sulla sua bicicletta dopo una giornata di lavoro nei campi.

Se l’avesse fatto di proposito questo non sta a me stabilirlo, ma di certo nella fila di macchine che si erano fermate ad aiutare quel pover’uomo non era presente il responsabile dell’accaduto. Perché sto raccontando quest’episodio? Perché l’immigrazione è diventata una questione all’ordine del giorno nel sud Italia e vediamo a qualsiasi ora del giorno e della notte, soprattutto nella zona della Locride, moltissimi stranieri andare in giro con le loro biciclette consumate. L’episodio appena descritto è avvenuto poco prima che percorressi con la mia macchina una strada poco trafficata, ma che collega diversi paesi della Locride.

Ogni giorno sbarcano sulle nostre coste migliaia di stranieri i quali, salendo a bordo di barconi malconci, fuggono da situazioni terrificanti che, fortunatamente, noi possiamo solo immaginare. Lasciano il loro paese con la consapevolezza che potrebbero perdere la vita durante quel viaggio interminabile.
Purtroppo quello dell’immigrazione è un fenomeno difficile da arginare e da gestire. Ma ciò che più mi spaventa è proprio il comportamento di quelle persone che, come il tizio che ha investito di proposito o per sbaglio lo straniero in bicicletta, si scagliano contro questa gente considerandoli i responsabili dei loro problemi. Viviamo in un periodo storico, economico e sociale molto difficile e molti tendono a porre gli immigrati alla base del problema della disoccupazione.
Io però vorrei chiedere all’uomo che ha mandato fuori strada lo straniero in bicicletta: davvero lei sarebbe disposto a fare il lavoro di quest’uomo? A percorrere Km in bicicletta sulle nostre strade fatte di salite malconce? A lavorare per 12 ore di seguito nei campi sotto il sole e la pioggia? Davvero questo straniero che non può permettersi di curarsi nemmeno un taglio sul labbro, è il responsabile dei suoi problemi, è il responsabile della nostra crisi economica?



Con questi quesiti non voglio negare che l’immigrazione sia uno dei più problematici fenomeni che l’Italia abbia mai dovuto affrontare, ma voglio ricordare che la nostra Calabria è piena di stranieri che lavorano con dignità e dedizione e anche di gente che li accoglie e dà loro lavoro.
Basta percorrere la SS. 106 di sera per vederli attraversare in bicicletta la strada buia. Di ritorno dalle loro giornate lavorative, rischiano la vita e a volte muoiono su quelle strade senza nemmeno che si sappia, senza che la notizia venga riportata dalle cronache. Spesso sono privi di permesso di soggiorno e per questo rimangono dei “morti senza nome”.
Mi è capitato di sentire qualcuno gioire dicendo “Ma si, bene, uno in meno”. Quindi vi chiedo: chi è più uomo tra i due? L’uomo che gioisce della morte di un altro uomo perché straniero e che lo manda fuori strada con il proposito di ferirlo o l’uomo che fugge dall’inferno in terra perché non vuole morire, perché non vuole rinunciare alla speranza e alla possibilità di una vita e di un futuro?


A me è bastato guardare negli occhi quello straniero ferito per capirlo. Io, la tristezza in quegli occhi non la dimenticherò mai.

Un pensiero a chi lotta per sopravvivere
Silvia

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