"Ad esempio a me piace il sud"

09:59 Silvia Sgambellone 0 Comments

Il seguente pezzo è stato pubblicato su "la Riviera" il 26 aprile. Questo è il pdf del giornale: http://www.larivieraonline.com/sites/default/files/giornali/r17_0.pdf. Trovate il mio articolo anche qui, precisamente a pag. 16 ✌


Il termine “emigrante” non mi piace usarlo, mi sembra alquanto obsoleto e triste e anche se vivo dove mi porta il lavoro (perché ormai questo è quello che l’Italia di oggi ci offre), a chi mi chiederà da dove vengo, fino alla fine dei miei giorni, risponderò fermamente “sono calabrese”. Poter affermare questo è un lusso che pochi si concedono. I calabresi fuori dalla Calabria si identificano in diverse categorie. C’è la categoria che alla domanda da dove vieni risponde semplicemente e titubante: “Mmm...sono del sud”, come se il sud fosse un’unica disperata regione. L’ altra categoria di calabresi invece risponde: “Ho origini calabresi, ma vivo qui da 50 anni”, quasi a volersi giustificare per qualcosa. Ma precisamente di cosa non si sa, sto ancora indagando.

È vero la mia terra è una terra ferita, spesso dimenticata, a volte stuprata e abbandonata. È una terra enigmatica che non tutti riescono a comprendere, è una terra che vorrebbe urlare ma non ha voce per farlo, ma soprattutto non ha abbastanza orecchie che ascoltano, perciò urla senza voce e corre senza gambe. Molti sono i calabresi affezionata ad essa, ma pochi sono quelli capaci di amarla incondizionatamente, nonostante tutto e tutti, ancora pochi sono quelli che si battono per essa.
A venticinque anni non mi vergogno di affermare che, appena ho una tregua, torno nella mia Calabria, torno dai miei affetti, dagli amici di una vita, da quelle persone il cui viso ho visto per talmente tanto tempo che sembrano essere senza età, sembrano essere nate con il mio piccolo paesello, trasformandolo in un luogo mistico e senza tempo.

Avete presente il detto “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”? Ecco noi calabresi l’abbiamo modificato in “Natale con i tuoi e Pasqua con i tuoi”. Ogni momento è quello buono per tornare a casa, non c’è distanza che tenga o viaggio troppo lungo o biglietto troppo costoso. In fondo la felicità non ha prezzo. Giusto?
In pochi giorni riusciamo a riassaporare cose che avevamo dimenticato da tempo. Trascorriamo giorni di vacanza talmente intensi che, anche in un piccolo paese come il mio, non si ha tempo di annoiarsi. Ci basta rivedere il nostro mare per sentirci onnipotenti e ancor prima di rimettere piede nella nostra casa, ci sentiamo già a casa.

Parlo per esperienza personale e posso dire che in pochi giorni, durante le vacanze pasquali, ho riscoperto luoghi di cui avevo dimenticato la bellezza o cui bellezza non riuscivo a vedere perché troppo incupita dal fatto di abitare in un piccolo paesino dell’Aspromonte senza vita e senza colori. Ma mi sono resa conto che in quello stesso paesino abitato più o meno da 500 anime, c’è una piazza e quella piazza è il secondo posto, dopo la mia casa, dove ho trascorso la maggior parte della mia vita. In quello stesso paesino, che nelle sere d’inverno appare silenzioso e cupo, vi è un’ area pic-nic dove ho trascorso con i miei amici le giornate più belle, dove le querce sorgono fiere e imponenti in mezzo alla strada ignorando spavalde la durezza e la cattiveria dell’asfalto, dove l’ Aspromonte si vede così vicino e nitido che sembra di poterlo toccare con un dito, dove in mezzo a tante mucche che pascolano si riesce ad apprezzare la bellezza di un vitellino che allatta e dove la natura si erge indisturbata in tutto il suo splendore.


Sembra tutto un po’ surreale, ma tutto questo esiste e spesso ce l’abbiamo ad un palmo dal naso, ma siamo totalmente incapaci di vederlo perché persi nella nostra monotona quotidianità.
Di posti belli come la mia piccola Casignana ce ne sono tanti, ma purtroppo sono poche le persone che li apprezzano per quello che sono. Spesso chi va via e poi torna per brevi periodi di tregua dal ritmo frenetico del casa-lavoro lavoro-casa è capace di osservare le cose diversamente, è capace di vedere tutte quelle risorse naturali che la nostra terra ci offre, ma che non riusciamo a valorizzare, è capace di apprezzare la gente familiare che, non vedendoti da soli tre mesi, ti ferma per strada a salutarti quasi fosse rientrato un membro della famiglia, ed è capace di amare la propria terra smisuratamente.
Noi calabresi amiamo gli eccessi in tutti i campi:nei sentimenti, nel cibo, nel divertimento. Siamo gente di cuore. Ma non sarà che tutto questo amore a volte ci annebbia il cervello portandoci anche a fare del male alla nostra terra e guidandola verso il fondo piuttosto che risollevarla?
A voi lettori lascio il compito di riflettere su questo quesito.
Con affetto
Da una calabrese senza remore


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