L'utopia


“L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L'orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l'utopia? A questo: serve per continuare a camminare.” 
Eduardo Galeano

Le persone



Stavo rovistando tra vecchi libri e quaderni con lo scopo di buttare via le scartoffie superflue. È incredibile come si possono ripercorrere le varie tappe della propria vita semplicemente sfogliando vecchi appunti. Sono passata attraverso diverse antologie, libri di storia, lettere scritte in tedesco, dispense dell'esame più odiato e più sudato. Ho rivissuto il disagio delle scuole medie, la leggerezza del liceo, il piacere d'imparare con chi ha piacere d'insegnare fino ad arrivare al timore degli esami universitari e alla sensazione di liberazione quando ne passavi uno. 

Ma la cosa più bella di tutto ciò sono le persone. Insegnanti, colleghi, compagni. Da un lato ci sono quelle persone che non vedi più e che sono rimaste nel cuore e dall'altro quelle che a distanza di anni ci sono ancora, quelle che alle scuole elementari ti facevano le dediche sul diario e che poi si sono ritrovate nei ringraziamenti della tua tesi. 
Comunque vada la cosa più bella rimangono sempre loro, le persone. 

Un cuore con vista mare


Quand'ero "giovane" sognavo di vivere in una casa con affaccio sul mare. Sognavo una piccola terrazza dalla quale guardare il sole che all'ora del tramonto si nasconde tra le onde. 
I marmocchi che si addormentano, le tende bianche della portafinestra che svolazzano indisturbate per la brezza marina, il sale sulla pelle, il calore di un abbraccio, i piedi nudi, il silenzio interrotto solo dal rumore delle onde in lontananza e i miei occhi ancora lì, fissi a guardare il mare. 


Buonanotte a tutti quelli che come me vivono con il mare dentro gli occhi e nel cuore.

Live your dreams, Love your dreams


Non lasciare che la realtà cancelli i tuoi sogni. Non scriverli a matita, ma stampali bene tra le costole, sotto pelle, fa che i tuoi occhi parlino di loro. Respirali, divorali se necessario,intrappolali dentro e solo quando riuscirai a capire che sono ormai parte di te, vedrai che smetteranno di sfuggirti e saranno il tuo più fedele compagno.

Il ritratto dell'anima a Parigi



Vi siete mai chiesti cosa pensano questi artisti quando fissano ogni particolare del volto di uno sconosciuto per farne il ritratto? Forse mai nessuno nella vita vi scruterà in quel modo, nessuno conoscerà così bene la forma dei vostri occhi, il perfetto movimento dei vostri capelli, i morbidi angoli della vostra bocca. 

Ma loro, in quei minuti di attenta osservazione, avranno imparato a conoscervi come nessun altro, vi avranno guardato dentro, saranno andati al di là del vostro volto perché ciò che rende un ritratto uguale alla persona in posa, non è semplicemente la precisione con cui viene copiato il viso, ma ciò che ha creato le rughe su quello stesso viso, ciò che quegli occhi hanno visto. 
Quel viso rappresenta una storia e lui saprà che storia scrivere. "Gli occhi sono lo specchio dell'anima" dicono e lui nel fissare quegli occhi avrà già fatto il ritratto della vostra anima.

La rabbia e l'orgoglio



La rabbia nel vederti soffrire l'orgoglio nel vederti combattere nonostante tutto. Questa terra è così testarda, orgogliosa, selvaggia, raggirata, presa in giro e buttata via. Poi c'è sempre chi viene a ripescarti nella roba usata e si ricomincia il giro.

Chi ti picchia non merita nemmeno di pulirti le scarpe!

Ed eccomi qui, a ritagliare un momento tutto per me.
È stato un periodo faticoso, capitano no? Quelli che ti stancano, ti stremano. E no, non parlo della fatica che ti prende alla schiena e alle gambe, ma di quella che ti fa frullare la mente. Mille cose da fare, tanti pensieri da smaltire.
E alla fine arriva, arriva per tutti. Quel momento in cui decidi che devi spegnere l’interruttore, metterti in modalità stand-by e dedicarti a te stessa. E chi mi legge lo sa, che questo è il mio modo di dedicarmi a me stessa, è il mio modo di dire “Datti ‘na calmata, respira e fai quello che ti piace fare”.
E no, non è casuale che abbia deciso proprio oggi di abbandonarmi alla forza misteriosa che fa scorrere le mie dita sulla tastiera. Forse l’avrei fatto comunque, non lo so, ma oggi lo faccio con una marcia in più.
Perché? Perché il 25 novembre è la giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne. E io che di donne parlo spesso non potevo non dedicare uno spazio a questa data importante.
Altrettanto importante è però ricordarsi che bisogna lottare ogni giorno per eliminare qualunque tipo di violenza e ogni giorno dobbiamo necessariamente ricordare a noi stesse cosa vuol dire essere donna e cosa è sbagliato subire solo per il fatto di essere donne.
Oggi non voglio parlarvi di storie di donne abusate, uccise o maltrattate, a quello ci pensa già la televisione ogni giorno, dandoci statistiche che mettono i brividi. Ebbene sì, perché nonostante il progresso, nonostante i cambiamenti, nonostante le mille storie di donne che escono allo scoperto, i numeri delle vittime non diminuiscono affatto ed è questa la cosa che fa più paura in assoluto.
Oggi però voglio ricordarvi che essere donna è tante cose insieme. Essere donna vuol dire avere una forza innata ma allo stesso tempo avere la capacità di comprendere che essere forti non vuol dire dover sopportare il male e la sofferenza gratuita.
Come ho più volte ribadito, secondo me la forza di una donna sta nel fatto che per raggiungere un obiettivo deve fare uno sforzo maggiore rispetto all’uomo, per diverse dinamiche politiche e sociali.
Da ragazzine non dobbiamo fare le ore troppo piccole, non va bene per una ragazzA.  Quando cresciamo dobbiamo essere sempre in ordine, pettinate e stirate. E l’uomo? L’uomo no, può uscire di casa con la forma del cuscino sulla guancia e a nessuno frega niente. Per non parlare di quando decidiamo di fare un figlio e dobbiamo dire al nostro capo che siamo incinte e allora siamo lì sulla soglia della porta a farci mille paranoie sul come la prenderà. E una volta pronunciata la frase “Sono incinta” lui, mentre sorridendo dirà “congratulazioni”, starà già pensando a tutti i permessi per le ecografie, a tutte le volte che il bambino avrà la febbre e ci assenteremo, insomma a tutte le rogne che il pancione e il post-pancione può portare in ambiente lavorativo.
E noi dopo due secondi realizzeremo che sentirsi in colpa per la volontà di diventare madri è assurdo, quindi ce ne importerà ben poco di quello che gli altri pensano e tornate a casa inizieremo a consultare il libro dei nomi.
Essere donna è un po’ così, siamo la contraddizione, siamo gli sbalzi d’umore, i volti sorridenti rigati dalle lacrime, siamo la rabbia carica d’ affetto, siamo il “devo mettermi a dieta” dopo aver affondato il cucchiaino nel barattolo di Nutella, siamo i baci sulla bocca dopo il “Ti odio, Stronzo”, siamo i “Ti amo” non detti per il timore di non essere ricambiate o i “Ti Amo” urlati dopo i “Vaffanculo”, siamo le paranoie del tipo “Mi ha fatto un regalo, forse deve farsi perdonare qualcosa”.
Essere donne è questo ed è tante altre cose, essere donne è essere amiche, compagne, mogli, madri. Essere donne è essere forti e fragili allo stesso tempo. Siamo mille contraddizioni è vero, siamo tutto e l’opposto di tutto.
Ma nella nostra vita costruita da tutte queste contraddizioni ce n’è una che non dobbiamo mai accettare ed è quella di essere picchiate e maltrattate da chi dice di amarci.

L’amore non dà schiaffi, l’amore non rompe le ossa, l’amore non ci rende insicuri e deboli, L’AMORE NON TOGLIE LA VITA.
E io, una goccia nell’oceano, sono qui a ricordare a me stessa e a tutte le donne che dobbiamo volerci più bene, dobbiamo amare noi stesse, dobbiamo essere talmente innamorate di noi stesse da non permettere a nessuno di farci del male.
Oggi e tutti i giorni ribelliamoci, alziamoci, guardiamoci allo specchio, asciughiamoci le lacrime e diciamo BASTA ALLA VIOLENZA SULLE DONNE.
Ricorda in ogni momento della tua vita che chi ti picchia, non ti ama, non ti merita e non è all’altezza nemmeno di pulirti le scarpe!