Dove cavolo sono gli occhi del mare?




Ho fatto un viaggio di 17 ore e no, non perché sono partita per l'Australia, ma semplicemente perché le compagnie aeree hanno deciso che chi non ha prenotato con largo anticipo deve pagare la tratta Lombardia-Calabria un occhio della testa. Ergo, ho attraversato l'Italia in pullman. E come in ogni viaggio, si passano le ore a pensare e ad immaginare il momento dell'arrivo, soprattutto quando si viaggia di notte e i pensieri bussano selvaggiamente nella testa.
 
Ho immaginato il momento in cui avrei visto il mare, ho immaginato l'abbraccio di casa mia, il calore tiepido delle prime ore del mattino, il mio piccolo paesino che si sveglia, i venditori ambulanti, quelle strette di mano e quegli abbracci che ti scaldano il cuore e l'anima. 

Ma una volta arrivata, sono giunta ad una conclusione, nonostante io abbia una fervida immaginazione, questo è uno dei pochi casi in cui io preferisco di gran lunga la realtà.
  
"Quando facevo i ritratti alla gente iniziavo dagli occhi.Li studiavo per minuti e minuti, li abbozzavo con la matita e quello era il segreto perché una volta che voi avete disegnato gli occhi.. Succede che tutto il resto viene da sé, è come se tutti gli altri pezzi scivolassero da soli intorno a quel punto iniziale […] il problema è: dove cavolo sono gli occhi del mare?"

La città che si sveglia



Il largo anticipo di stamattina mi ha portata qui ad osservare la città che si sveglia e i miei pensieri insieme a lei... Il profumo di caffè che esce dai bar e che m'invade come un fiume in piena, l'uomo dei giornali all'uscita dalla metro, le strade ancora libere dai turisti e che lentamente si popolano di cravatte e ventiquattrore piene del peso della routine. 

Piazza Duomo vuota, un uomo gioca con un bambino, lo sostiene nei suoi passi barcollanti e lui va indisturbato, inconsapevolmente sa che ci sarà qualcuno che lo prenderà prima di cadere a terra, qualcuno di cui potersi ciecamente fidare. Sempre più gente popola la piazza e mi sembra di rimanere immobile mentre tutto scorre, forse dovrei iniziare a muovermi anche io, non lo so, non so i miei passi dove mi porteranno. Ma come si dice? Chi si ferma è perduto ed io mi sono già persa troppe volte.

Buongiorno Milano!

Mi prendi e mi porti via?


Le disse di si, l'avrebbe portata dove il sole e la luna si amano da lontano, dove gli sguardi valgono più delle parole, dove il denaro non esiste, esistono i sorrisi, è così che ci si guadagna da vivere semplicemente sorridendo. L'avrebbe resa la donna più ricca del mondo e lui con lei.

"Mi prendi e mi porti via?" ripeté nuovamente guardandolo.
"Certo, ti prendo e ti porta via ora e tutti i giorni a seguire. Via, dove il cielo è sempre blu e anche rosa a volte, dove i baci sanno di vaniglia e le case sanno d'amore."
"Mi prendi e mi porti via?"
"Certo." Rispose.
"E quando?"
"Come quando? Ora, ovvio. Non voglio aspettare per renderti felice. Nessun momento sarà migliore di questo che stiamo vivendo. Andiamo, è già tardi. Lei non aspetta!"
"Ma chi?".
"La vita."

La quiete dopo la tempesta


Dopo una lunga tempesta arriva sempre la quiete. E io oggi mi sento un po' come lui, come quel cielo appena sgomberato da nuvoloni neri, come lui che ritrova sempre il suo azzurro intenso, si ricongiunge ai suoi amati colori e soffia via le nuvole. Forse torneranno presto o forse no, chi lo sa. Ma per ora si gode la sua quiete e le guarda gironzolare intorno. Così farò io. Assaporo la quiete, scaccio i pensieri grigi e respiro l'azzurro e mi piace pensare che lì dove il mio occhio non può arrivare ci sia ancora azzurro ad aspettarmi. Forse ancora cielo, forse il mare, chi lo sa, ma io continuo a sperare.

Ricordatevi di vivere!


Ogni mattina prendo lo stesso treno e ogni mattina incontro la stessa gente che come me prende quel treno tutti i giorni. Ma tra le tante facce mi hanno colpito due in particolare. Si tratta di una coppia che ritrovo spesso seduta vicino a me. Sono in età da pensione direi, i segni del tempo sul volto e la stanchezza per colpa di quest'Italia che li costringe ancora a lavorare. Lui scende ad una fermata prima e lei alla mia stessa fermata. Insieme fanno le parole crociate durante il viaggio e si scambiano un sorriso affettuoso ogni volta che trovano la parola corretta. Lui prima di scendere la riempie di baci e le sussurra un dolcissimo "A dopo". Appena lui va via e il treno riparte lei cambia espressione, come se si sentisse improvvisamente sola al mondo. La osservo scendere dal treno zoppicante, si destreggia con estrema difficoltà tra lavoratori frettolosi in cravatta e ventiquattrore alla mano, donne con tailleur e décolleté e scale mobili infinte, la guardo e i suoi occhi si fanno sempre più malinconici mentre la gente le corre a destra e sinistra incurante di chi ha a fianco.
Sempre di più chiudiamo nella nostra ventiquattrore il cuore insieme alla capacità di sorridere senza motivo allo sconosciuto che incrocia il nostro sguardo. Sempre di più ci scordiamo che siamo umani e non macchine da soldi.
Fermatevi ogni tanto e ricordatevi di vivere!

L'utopia


“L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L'orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l'utopia? A questo: serve per continuare a camminare.” 
Eduardo Galeano

Le persone



Stavo rovistando tra vecchi libri e quaderni con lo scopo di buttare via le scartoffie superflue. È incredibile come si possono ripercorrere le varie tappe della propria vita semplicemente sfogliando vecchi appunti. Sono passata attraverso diverse antologie, libri di storia, lettere scritte in tedesco, dispense dell'esame più odiato e più sudato. Ho rivissuto il disagio delle scuole medie, la leggerezza del liceo, il piacere d'imparare con chi ha piacere d'insegnare fino ad arrivare al timore degli esami universitari e alla sensazione di liberazione quando ne passavi uno. 

Ma la cosa più bella di tutto ciò sono le persone. Insegnanti, colleghi, compagni. Da un lato ci sono quelle persone che non vedi più e che sono rimaste nel cuore e dall'altro quelle che a distanza di anni ci sono ancora, quelle che alle scuole elementari ti facevano le dediche sul diario e che poi si sono ritrovate nei ringraziamenti della tua tesi. 
Comunque vada la cosa più bella rimangono sempre loro, le persone.